Un ambiente unico, dove l’eccezionale contesto naturale si fonde completamente con la storia degli uomini che hanno attraversato e vissuto queste montagne, e con quella di chi continua a farlo.
Un territorio di passaggio, porta tra il Mediterraneo e l’Europa continentale, ma anche luogo ammaliante, che da millenni ha condotto le comunità umane ad insediarsi nelle valli, protette dall’abbraccio delle vette e costantemente stimolate dalla spinta vitale della loro vertiginosa verticalità.
Sviluppatasi soprattutto in area trentina e altoatesina, anche l’antica cultura della vite e del vino prende quindi delle sfumature uniche, riflessi di uomini e montagne, cangianti come la luce che vi batte nelle varie ore del giorno, nelle diverse stagioni.
Una viticoltura principalmente legata alla ritualità in epoca etrusca, che si è espansa gradualmente nel corso dei secoli, trasformandosi assieme alle abitudini di consumo ma rimanendo a lungo in secondo piano all’interno delle economie locali.
È attorno al X secolo che comincia a svilupparsi una produzione vinicola di qualità - supportata dalla Chiesa e dal commercio con l’Europa centrale - e a disegnarsi la rivalità mai risolta tra l'area trentina e quella altoatesina: vini apprezzati nelle corti e narrati dai viaggiatori, espressioni straordinarie di genti e territori.
Il suolo e i suoi sassi, i forti sbalzi termici tra il giorno e la notte, le brezze che puntuali soffiano dai laghi e dalle valli, il calore imprigionato e rilasciato dalle pareti rocciose: sono solamente alcuni dei fattori che descrivono un potenziale incredibile, un'identità profonda e definita, che dalle radici può passare ai grappoli d’uva, al vino.



