Rassegna Stampa

24 Dicembre 2015

111 Vini Italiani che devi proprio assaggiare

Fede + Tinto

Il libro dei sommelier ma non troppo…..

La mamma del Teroldego

Forza e sensibilità nello stesso bicchiere

Elisabetta Foradori è una delle signore del vino per antonomasia. Figlia di vignaioli, si diploma nell’84 allo storico Istituto Agrario di San Michele all’Adige e a soli di 19 anni, dopo la scomparsa del padre, si fa carico dell’azienda di famiglia: 24 ettari di vigne tra la Piana Rotaliana e le colline di Cognola, la prima vendemmia sembra una fatica senza fine, ma Elisabetta è una donna forte, non si piega, ascolta la natura, l’asseconda, sperimenta e impara. Inizia a sentirsi parte del ciclo naturale delle cose, a considerarsi un anello dell’ecosistema, capisce che la terra è un organismo vivente, la rispetta, non la sfrutta.

Nel 2002 passa alla coltivazione biodinamica, metodo di coltura alternativo basato su un approccio spirituale che mira a mantenere intatta l’energia vitale del terreno e dei prodotti che ne se ottengono. Non sappiamo dirvi se funzioni o meno, ma possiamo garantire che a Elisabetta il vino riesce molto bene.  Anche il prestigio vitivinicolo di questo angolo del Trentino deve molto al suo lavoro. Fra i meriti di Elisabetta c'è infatti quello di aver riscoperto e recuperato i migliori cloni di teroldego, un vitigno autoctono che oggi entra di diritto tra le varietà più interessanti del Nord Italia.

Lo Sgarzon nasce proprio da quest’uva in purezza. Le vigne crescono a Mezzolombardo, nel Campo Rotaliano, la pianura alluvionale formata dal Noce: un triangolo di 400 ettari, circondato dalle possenti pareti rocciose delle Dolomiti, al confine fra Trentino e Alto Adige. Dopo la raccolta le uve fermentano in anfore da 420 litri, 8 mesi di contatto con le bucce e 6 mesi senza.

Il nettare che ne nasce è un concentrato di raffinatezza. Color rubino cupo, con aromi di ribes nero, mora, fiori lievemente appassiti e cacao. Morbido, fresco, complesso e allo stesso tempo di una bontà immediatamente riconoscibile. Si abbina a spezzatini di carne, gulasch e brasati. Se d’inverno il bianco della neve va annoia, questo è il rosso che non stanca mai. Salute!

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