Rassegna Stampa

5 Aprile 2006

Duemilavini 2006 - Il Libro Guida ai Vini d’Italia e ai Ristoranti Cantine d’Attrazione

 

Associazione Italiana Sommelier

 

La fortuna aiuta gli audaci. Elisabetta lo è stata davvero sin dall’85 quando, incurante delle sirene ammaliatrici bordolesi, puntò tutto sul Teroldego – vitigno selvaggio come lei stessa ama definirlo – con rese di 60 quintali contro i 170 previsti dal disciplinare. La chiave di volta fu poi quella di individuare 15 biotipi per garantire il massimo grado di differenza espressiva nel bicchiere, governandone ad un tempo l’irruenza con portainnesti deboli e suoli magri. Solo il Granato quest’anno era pronto per l’assaggio, per la precisa volontà produttiva di prolungare la sosta in botte e l’affinamento in vetro delle altre etichette (Myrto 2004 e Foradori 2004). Il valore dei grandi vini ci mostra ancora una volta che poco ha a che fare con la dea bendata, ma è il frutto di scelte mature e consapevoli, fatte col cuore.

Granato 2003 – 5 grappoli

“Il” Teroldego. Si palesa granato, venato di blu elettrico. Un profluvio di petali di rosa e viola, bacche nere, mallo di noce, apre la via a una partitura aromatica minerale e succosa, che svela poco a poco aromi torrefatti di cacao, caffè in grani, tabacco, ginepro verde, semi di finocchio, legna arsa. Il sorso è tonico, perfetto nel morso sapido e tannico dei legni nobili dove il vino ha riposato per 18 mesi. Sfuma lentamente su toni ammandorlati e balsamici. Su dei medaglioni di cervo in salsa di mirtilli.

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