Rassegna Stampa

10 Novembre 2014

I Racconti (e i consigli) di Doctor Wine

Doctor Wine

Daniele Cernilli

Einaudi

 

Il lato modernista

All’inizio degli anni Ottanta, in qualche caso leggermente prima, è nata una generazione di produttori che ha avuto molto successo fino a qualche tempo fa e che oggi qualcuno fra i critici più misoneisti taccia di “modernismo” in senso deteriore.

Per costoro sarebbero quei vitivinicoltori che avrebbero sconvolto le più autentiche caratteristiche di tipicità dei vini, con l’introduzione di vitigni non tradizionali e/o con l’uso di tecniche enologiche tali da snaturare e rendere troppo” internazionali” i vini che hanno proposto. Si tratta, insomma, di tutti quei produttori che hanno sperimentato, ricercato nuove strade, e che hanno in gran parte conquistato i mercati mondiali, con uno stile enologico più adeguato.

Niente di così terribile, secondo me, e soprattutto niente di così stravolgente, specie se si confronta con il vero “stile internazionale”, quello che imperversa nei paesi del paesi del cosiddetto Nuovo Mondo, assai più invasivo di quanto chiunque sia mai riuscito a fare in Italia. Sta di fatto che molti dei vini italiani che hanno portato un’idea di viticoltura e di enologia moderna sono proprio nella selezione che propongo di seguito. Alcuni di essi sono persino nella top twenty, qui ci sono tutti quelli che, a mio parare, hanno raggiunto espressioni di qualità degne di essere sottolineate e commentate.

 

GRANATO

FORADORI (TRENTINO)

Da uve teroldego al cento per cento, dichiara la bella Elisabetta Foradori, e un tempo il Granato era Teroldego DOC. Sa qualche anno non lo è più, un po’ polemicamente, per non confondersi con i vini che portano lo stesso nome ma che troppo spesso non gli fanno onore. Da alcune vendemmie Elisabetta ha convertito vigneti e produzione secondo i dettami della biodinamica. E’ da sempre uno dei miei amori enologici. Per il suo colore scuro, per i profumi di ribes nero, di spezie, di vaniglia, e per il sapore deciso, un po’ tannico, lievemente amarognolo sul finale. La premiamo dalla versione del ’91, che è ancora spaziale, ma il ’99, il 2000 e il 2001, non gli sono da meno, come anche il 2008, pur giovanissimo. Uno delle glorie enologiche trentine, senza alcun dubbio. 

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