Rassegna Stampa

21 Marzo 2011

La stanza del vino - Elisabetta Foradori: le radici e le ali

Elisabetta Foradori: Le radici e le ali

Elisabetta Foradori è bellissima, la sua è una bellezza antica, d’altri tempi; è la rappresentazione emblematica dell’orgoglio di essere donna, contadina e viticoltrice, un manifesto politico per questi tempi così difficili, dove si sta perdendo sempre di più il senso della fatica, dell’attesa; tempi dove molti vogliono tutto e subito e lo vogliono con ogni mezzo!
Elisabetta Foradori invece ha lavorato (è lavora) duramente; da giovanissima, alla scomparsa del padre, ha preso in mano l’azienda di famiglia è l’ha portata ai vertici dell’enologia nazionale con un grande vitigno come il Teroldego, che però, negli anni in cui Elisabetta cominciava la sua avventura, sembrava aver perso le sue potenzialità; con tenacia Elisabetta ha iniziato un grande lavoro di ricerca e di selezione massale (cfr. http://www.viten.net/pdf/152.pdf) per il recupero delle biodiversità del vitigno, fino ad arrivare all’individuazione di 15 biotipi di Teroldego che utilizza per i reimpianti, garantendo così un’elevatissima qualità ai suoi vini.

La biodinamica
I vini Foradori seguono i principi della biodinamica, ma qui la biodinamica non è un dogma, è “solo” il frutto di un percorso di ricerca iniziato molti anni confrontandosi con alcuni viticultori francesi, in particolare con il produttore alsaziano Marc Kreydenweiss; Elisabetta dice che la “biodinamica serve per aiutare la vigna a trovare e mantenere l’equilibrio in sintonia con la natura e per far esprimere finalmente al vino la profondità del carattere della propria terra”.

Breve storia del Teroldego
E’ del 1383 il primo documento scritto in cui appare il nome Teroldego, anno in cui un certo Nicolò da Povo s’impegnò a corrispondere, a mo’ d’interesse, una botte di Teroldego a una certa Agnese che gli aveva prestato del denaro. Fra il Trecento e il seicento, il Teroldego veniva coltivato dal Campo Rotaliano a Rovereto. Nel Cinquecento se ne parla a Mezzolombardo. Nel Campo Rotaliano s’insediò stabilmente, mentre altrove finì con lo scomparire. Le fonti presentano ripetuti accenni al "grande potenziale" insito in questo vitigno che nel frattempo è assai più resistente anche alla peronospora (1890) e alla filossera (1912).
La zona di produzione attuale è molto limitata e comprende appena 400 ettari che per il 73% danno vini D.O.C. Il vigneto del Campo Rotaliano si è frammentato nel tempo in molti piccoli appezzamenti lavorati con cura estrema. La terra è poca ed è preziosa.

Informazioni sulla Cantina
Zona: Il Campo Rotaliano nel comune di Mezzolombardo
Ettari di proprietà: 15, di cui 7 con allevamento a guyot e 6500 ceppi ad ettaro, e 8 con allevamento a pergola trentina e 2/3000 ceppi ad ettaro.
Vitigni: Teroldego, che occupa la superficie maggiore; Pinot Bianco, Chardonnay, Sauvignon; Syrah, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Merlot.
La Vinificazione avviene in acciaio senza l'aiuto di rotomaceratori ma semplici follature e rimontaggi. Maturazione in barrique di rovere nuovo per il Granato, di primo e secondo passaggio per gli altri vini. Anche i bianchi vengono maturati in barrique.

Schede tecniche dei vini (da www.elisabettaforadori.com)


Foradori
Il Campo Rotaliano è un’unità geografica ben delimitata, una sorta di rientranza della Valle dell’Adige, incuneata fra le montagne. La sua storia e la sua formazione sono legate al fiume Noce che trascinò con sé nei secoli detriti calcarei, granitici e porfirici.
All’interno di questa piccola pianura, a seconda del quantitativo più o meno elevato del contenuto in scheletro dei terreni, si differenziano delle micro zone a cui i viticoltori hanno dato nomi diversi. E’ dall’assemblaggio delle uve di alcune di queste micro zone caratterizzate da terreni prevalentemente sabbiosi con diversi requisiti qualitativi che nasce il “Foradori”.
DENOMINAZIONE: Foradori - Teroldego Rotaliano DOC
VARIETA’: Teroldego 100%
SITO DEI VIGNETI: Comune di Mezzolombardo
Campazzi, Settepergole e altri siti
SUPERFICIE DEI VIGNETI: diverse parcelle per complessivi 14 ettari
da 3.000 a 6.000 ceppi per ettaro
SUOLO: terra alluvionale, ghiaioso - sabbiosa
FERMENTAZIONE: vasche acciaio aperte
AFFINAMENTO: 20 mesi in legno (rovere)
PRODUZIONE: 120.000 bottiglie

Granato
Vite e melograno hanno per provenienza origini comuni e si accompagnano spesso nel bacino del Mediterraneo. Il frutto del melograno possiede inoltre il fascino, la bellezza e l’intensità del frutto della vite. E’ a questo connubio ideale che si ispira il nome del “Granato”, nome di un Teroldego di particolare concentrazione e fittezza che affonda le sue radici nelle pietre di cinque vigneti del Campo Rotaliano.
DENOMINAZIONE: Granato – Vigneti delle Dolomiti IGT Rosso
VARIETA’: Teroldego 100%
SITO DEI VIGNETI: Comune di Mezzolombardo
Morei, Vignai, Sgarzon, Cesura, Regin
SUPERFICIE DEI VIGNETI: diverse parcelle per complessivi 8 ettari
6.000 ceppi per ettaro (guyot)
SUOLO: terra alluvionale, ghiaioso - ciottolosa
FERMENTAZIONE: in grandi tini aperti
AFFINAMENTO: 24 mesi in legno (rovere)
PRODUZIONE: 30.000 bottiglie

Manzoni Bianco Fontanasanta
La collina sovrastante Trento con i suoi terreni argilloso - calcarei accoglie il Manzoni Bianco e ne fa maturare le uve a fine settembre. È così che questo incrocio nato dall’unione del Riesling renano con il Pinot Bianco riesce a far esprimere il carattere delle vigne di Fontanasanta. La sua capacità di evolvere nel tempo richiede pazienza; il Fontanasanta Manzoni Bianco è un vino che saprà raccontarsi dopo almeno due o tre anni dalla vendemmia.
DENOMINAZIONE: Fontanasanta - Manzoni Bianco Vigneti delle Dolomiti IGT
VARIETA’: Manzoni Bianco
SITO DEI VIGNETI: Fontanasanta, collina di Trento
SUPERFICIE DEI VIGNETI: diverse parcelle per complessivi 3 ettari
6.000 ceppi per ettaro (guyot semplice)
SUOLO: argilloso calcareo
FERMENTAZIONE E AFFINAMENTO: fermentazione con macerazione di una settimana in vasca di cemento e successivo affinamento in botti di rovere e acacia per 12 mesi
PRODUZIONE: 17.000 bottiglie

Ps: Ogni volta che vedo Elisabetta Foradori mi viene in mente Tina Modotti, chissà perchè!!
Dimenticavo…Le radici sono il riferimento all’amore per la sua terra e per il Teroldego, le ali naturalmente per andare ancora lontano!

 

 

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