Rassegna Stampa

1 Febbraio 2009

Nordest da bere 2008-2009

Sono molte le donne che, negli ultimi anni, si dedicano al mondo del vino. Professioni come quelle del sommelier o dell’enologo, un tempo appannaggio esclusivamente (e incomprensibilmente) maschile, sono oggi uno dei tanti territori di felice professionalità femminile, con risultati spesso sorprendenti per chi ha sempre pensato che il vino avesse un sesso. Elisabetta Foradori è una di queste donne, e fra l’altro non si è accontentata delle qualifiche di agronomo ed enologo che possiede, ma da imprenditrice innovativa e coraggiosa ha anche deciso di consacrare la cantina al biodinamico. Con idee molto chiare in merito. Lasciamo a lei il compito di descrivere la storia dell’azienda.
“Questa casa vinicola è nata all’inizio del Novecento per volontà del nonno, Vittorio Foradori, avvocato di professione ma grande appassionato di vino. Nei primi decenni era una vera e propria azienda agricola, che oltre a uva e vino produceva cereali e allevava vacche. La specializzazione è avvenuta in seguito, con l’entrata in attività di mio padre Roberto. Oggi che tocca a me tenere alta la bandiera di famiglia, mi è venuta voglia di ripristinare le caratteristiche delle origini: sto reimpostando una viticoltura e un’agricoltura a ciclo chiuso. Il tentativo è quello di far nascere un’azienda naturalmente autosufficiente. Per questo da ormai quattro anni stiamo lavorando secondo i principi della viticoltura biodinamica e nel prossimo futuro, grazie all’acquisizione di nuovi terreni, reintrodurremo anche l’allevamento delle vacche”.
Bando dunque alla chimica nei concimi, nei diserbanti e negli anticrittogamici. E il risultato paga, tanto che il Granato di Foradori (Teroldego, proveniente da cinque siti diversi del Campo Rotaliano, che esprime al meglio tutta la forza e l’eleganza del vitigno dopo 8-10 anni, su selvaggina e formaggi stagionati) è fra i rossi, una delle etichette più premiate in Italia (tre bicchieri del Gambero Rosso) e nel mondo (Wine Spectator).

Da una ventina d’anni Foradori si dedica al recupero della biodiversità del Teroldego attraverso un lavoro scrupoloso di selezione e di creazione di viti da seme, condotto anche in collaborazione con l’Università di Milano. Il Granato, il rosso simbolo della casa vinicola, proviene dal cuore del Rotaliano, la zona tradizionalmente vocata alla coltivazione della varietà di uva Teroldego. Gli studiosi attribuiscono l’origine della parola Rotaliano sia alla traslitterazione del termine che indica il fenomeno naturale di formazione di questo territorio (sassi rotolati a valle), sia al nome dei barbari Rotari, che qui si insediarono nel 700 a.C.

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