Rassegna Stampa

7 Gennaio 2011

Slow Wine - Guida 2011

La signora del teroldego

Il titolo è stato ampiamente utilizzato, ma Elisabetta Foradori è senza dubbio una signora che ha portato avanti uno splendido percorso di valorizzazione del teroldego. Percorso vissuto con determinazione e cuore, per seguire un vitigno che non è certo facile e che spesso la fa arrabbiare; come una mamma, si lamenta per l’irrequietezza del bimbo, ma in fondo lo ama e non lo vorrebbe diverso da com’è, perché figlio suo. La “conversione” verso una viticoltura naturale è stata per Elisabetta un lungo e continuo processo nel quale ha preso coscienza solo da poco, che però le ha permesso di trovare un senso più alto del suo lavoro.

VITA – nel 1984 la giovanissima Elisabetta Foradori comincia a occuparsi della tenuta di famiglia, acquistata più di un secolo prima dal nonno, Vittorio: due anni dopo vinifica la prima annata di Granato, un vino da vigne di ottant’anni che nel tempo farà apprezzare il Teroldego a tutto il mondo. Dal 2000 il passaggio a un’agricoltura più naturale, rispettosa dell’ambiente e delle persone che lavorano, che recentemente si è evoluta verso pratiche biodinamiche.

VIGNE – i vigneti sono divisi in 16 parcelle, alcune delle quali cinte da muretti e situate tra le case di Mezzolombardo; si aggiungono 6 ettari in affitto sopra Trento, destinati alle uve bianche. Tutte le vigne vengono condotte in regime biodinamico, con interventi ridotti al minimo. I 2 ettari di teroldego che circondano la casa-cantina posta nel centro di Mezzolombardo presentano una grande diversità di materiale genetico, utilizzato per i nuovi impianti (con figlianze anche da seme) con il fine di aumentare la biodiversità in vigna. Per il Granato solitamente si utilizzano selezioni di uve provenienti da cinque vigneti.

VINI – interventi ridotti, utilizzo esclusivo di legni usati, solforosa in minime quantità solamente al primo travaso: poche ma chiare le idee che sottendono al lavoro in cantina di Elisabetta, che propone vini esemplari per stile e nitidezza. Il Myrto 2009 (incrocio Manzoni; 10.000 bt) fermentato per una settimana sulle bucce, ha un bel naso profondo, una bocca piena e ben articolata, con un finale sapido e profondo. Molto buono il teroldego Rotaliano 2008 (120.000 bt) che, a un impatto gustativo pieno, succoso e pieno di frutto, fa seguire un finale piacevolmente nervoso che accresce la bevibilità. Si conferma ottimo il Granato 2007 (teroldego; 30.000 bt), di bella concentrazione e intensa finezza, con una polpa fitta e fruttata sorretta da una viva spina acida. Aspettiamo con curiosità l’evoluzione delle prime prove di vinificazione di nosiola in piccole anfore di terracotta

CONCIMI compost, preparati biodinamici, sovescio

FITOFARMACI rame e zolfo, organici

DISERBO meccanico

LIEVITI autoctoni

UVE 100% di proprietà

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